Albero Genealogico in chiave psichica

in Albero genealogico, Genosociogramma, Psicogenealogia

Il nome Genosociogramma è stato coniato da Anne Ancelin Schutzenberger (in quanto include le deteminanti sociali). I precursori del Genogramma sono stati, negli anni ’70, i pionieri della terapia familiare (Gregory Bateson, la scuola di Palo Alto).
Si tratta della rappresentazione grafica codificata dell’albero genealogico; mette in prospettiva una visione del gruppo familiare nel suo insieme. E’ lo strumento principale in psicogenealogia e nelle terapie transgenerazionali e permette di effettuare una ‘fotografia’ dello stato/condizione dei luoghi dell’inconscio familiare grazie al disegno tracciato dal cliente e di situare ciascuno così come il soggetto se li rappresenta.

L’inconscio familiare è proiettato sul Genososciogramma a partire da una domanda che emerge nel presente. Il soggetto mette su un supporto visivo la rappresentazione interiore del proprio universo familiare. Questo disegno rappresentativo dell’albero genealogico è il riflesso di un problema della persona sull’aspetto problematico di una situazione vissuta nel passato o nel presente. Durante gli incontri il focus è su certi spazi/posti al fine di ristabilire l’ordine simbolico nella gerarchia delle generazioni e permettere al soggetto di (ri)trovare il proprio posto.

Il Genosociogramma mette in evidenza gli avvenimenti ripetitivi, le malattie, gli incidenti, i conflitti relazionali, le differenze culturali, sociali, le programmazioni consce e inconsce, fonti d’ostacolo alla realizzazione personale. E’ uno strumento per esplorare i meandri della trasmissione della storia familiare e dei legami mancanti fra le generazioni.
Partendo dal Genosociogramma una persona racconta la propria storia familiare: ciò che è stato vissuto dai differenti protagonisti e come si è installato nel suo inconscio familiare attraverso le trasmissioni di ogni stirpe/lignaggio.

E’ uno strumento di base che può essere guardato e letto come un sogno con:
I contenuti latenti: ciò che si nasconde dietro i personaggi, le situazioni, le relazioni, tutti i ‘non detti’, i segreti, tutti gli interrogativi che saranno sollevati dallo psicogenealogista;
I contenuti manifesti: l’ordine delle generazioni, i posti di ciascuno, la storia che si racconta, i fatti reali (stato civile, avvenimenti politici, storia, cultura,…).

Nella nostra scuola proponiamo l'uso di un Albero Genealogico da rappresentare e leggere in chiave narrativa, psicogenealogica, socioeducativa e pedagogica.

Tale rappresentazione grafica ha un impatto visivo importante nel ridistribuire i posti di ognuno nell’ordine delle generazioni.

Il simbolismo dell'Albero è estremamente rivelatore del modo in cui una persona situa la sua famiglia nel proprio inconscio familiare.
Così, la trama della genealogia si costituisce, il mito familiare emerge con il suo corteo di credenze, portato dalle generazioni successive e radicato nelle molteplici sfaccettature di un passato già ingombrate all’inizio di una esistenza.

Portare alla luce il passato familiare aiuta molto nel riposizionarsi in uno spazio-tempo legato al presente della propria vita. Ciascuno può trovare un senso della propria esistenza restituendo i vissuti (con i suoi drammi e dolori e, quindi, liberandosene) ad ogni abitante del suo villaggio familiare interiore.

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